Energia atomica in Italia, quali sono le ragioni.
E’ argomento di strettissima attualità e decisamente scottante e ha quanto mai valenza nell’ambito della tecnologia.
Perchè riguarda le nostre tasche e la nostra salute, la qualità della vita delle generazioni di oggi di quelle future, magari appena arrivate. Scegliere per il nucleare in italia fa parte di quella categoria di decisioni che coinvolgono di più chi ancora deve nascere in questo paese (o lo ha appena fatto), rispetto a chi è già a buon punto nel suo cammino. Una scelta delicata, insomma.
Veniamo a conoscenza in questi giorni di alcune decisioni prese dall’attuale, nuova, compagine di Governo, nella persona del Ministro Scajola. Come era in parte prevedibile e già annunciato, verranno investite ingenti risorse (pubbliche, semi pubbliche, private) per la costruzione di nuove centrali nucleari di terza generazione. Inizialmente le dichiarazioni (un pò avventate per la verità) riguardavano la quarta generazione del nucleare che deve superare ancora alcuni scogli teorici e che non sarà operativa prima del 2030. Queste sono le premesse, per cui si parla di terza generazione.
Intanto sarebbe interessante approfondire questo aspetto: la terza generazione nasce con il primo reattore in Giappone nel 1996 partendo da un reattore di II° generazione. Infatti a proposito dello sviluppo di questa tecnologia Wikipedia recita:
Viene denominato reattore nucleare di III generazione un reattore nucleare di potenza che incorpori sostanziali sviluppi delle tecnologie della seconda generazione dei reattori nucleari (la stragrande maggioranza di quelli attualmente in funzione), con miglioramenti “evolutivi” nel disegno. Tali miglioramenti possono essere esperimentati durante la vita utile dei reattori nucleari di II generazione attuali, senza l’introduzione di modifiche radicali, cioè senza la sostituzione del refrigerante-moderatore acqua con altri refrigeranti (elio, sodio e/o il piombo fuso, ed i sali minerali fusi). Il target in termini di sicurezza per questi reattori è di 108 anni/reattore senza incidenti, in altri termini un reattore costruito all’epoca della scomparsa dei dinosauri in teoria avrebbe meno del 50% di probabilità di essere soggetto ad un guasto di entità tale da causare un disastro ambientale.
Poi viene naturale chiedersi quale sia lo stato di sviluppo e di incidenza della produzione di nucleare nel mondo. Alta, indubbiamente. Il nucleare è stata negli scorsi decenni la tecnologia che forse meglio si è evoluta e che si è enormemente diffusa a partire dagli anni ’50 fino ai ’90, anche in Europa, negli Stati Uniti e, in epoche più recenti, in oriente, Cina, India e Corea soprattutto.
C’è un però. L’ultimo reattore nucleare costruito negli Stati Uniti risale al 7 febbraio 1996 (Al 2007,Watts Bar) e questo segna un evidente punto nella disputa della generazione di energia a favore delle fonti “concorrenti”, in primis le rinnovabili (clicca sulla tabella a sinistra). Forse non tutti sanno che a livello mondiale l’eolico ha, per la prima volta, superato, in potenza generata, il nucleare. Forse questa notizia potrà apparire sconvolgente e inaspettata ma è la realtà dei fatti. L’anno scorso sono stati installati 20 mila megawatt di eolico contro 1,9 mila megawatt di energia prodotta dall’atomo e il trend è in continua crescita ed è ormai consolidato da anni. Continuando a indagare scopriamo che il 30 per cento dell’energia installata nell’anno 2007 negli Stati Uniti (presi sempre a paragone in quanto spesso precursori rispetto al resto del pianeta) viene dal vento. Volando vicino a casa nostra troviamo ottimi esempi: la Danimarca (21 per cento di elettricità dall’eolico), la Spagna (12 per cento), il Portogallo (9 per cento), la Germania (7 per cento). Nonostante ingenti fondi messi a disposizione dall’ amministrazione Bush negli anni prossimi difficilmente gli USA riprenderanno a investire nello sviluppo concreto dell’atomo. L’ultimo ordinativo per la costruzione di una centrale risale al 1978, e i motivi, come si sa, riguardano le incertezze legate ai costi dello smaltimento delle scorie, ai tempi di realizzazione e allo smantellamento delle centrali a fine vita.
E’ giusto interrogarsi quindi se le scelte e le dichiarazioni dei nostri governanti siano state ponderate o rispondano un pò anche a una logica di “legislatura” e propagandistica. Quando ormai si è consapevoli che il resto del mondo ma soprattutto paesi con affinità al nostro (occidentali, si direbbe) ha intrapreso strade che potranno portare le generazioni prossime ,ma anche la nostra, verso un futuro un pò meno nebuloso e incerto.
Alcune fonti:
Wikipedia – Le centrali Nucleari
Premetto che ritengo errata la dicitura: 108 anni/reattore.
Il problema è che queste centrali dovrebbero produrre il 10% dell’energia italiana. Traguardo raggiungibile facilmente con qualsiasi altra fonte rinnovabile (ricordo che l’idroelettrico ne produce più del 10%).
Ma soprattutto traguardo facilmente raggiungibile con il risparmio energetico, che però ha un problema intrinseco, non fa entrare soldi in tasca a nessuna multinazionale ma solo a chi lo pratica.
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