SmartWatch e WatchPhone, la filosofia all’estero e in Italia

Mi sono fermato ad osservare questo video in cui i ragazzi di Swap illustrano i loro prodotti all’inviato di clubit.tv in una grande fiera dell’elettronica. A parte le considerazioni su Swap e i suoi interessantissimi watch phones, primo fra tutti il Rebels, mi vengono in mente altri pensieri che spostano un po’ la prospettiva.
Spesso infatti abbiamo avuto modo di vedere video ripresi all’interno di queste grandi manifestazioni dove espongono aziende, piccole o grandi, che propongono al grande pubblico le loro creazioni in ambito watch phone o smart watch. L’attenzione dato dai media internet a queste aziende e’ rilevante e sintomo di una visione delle cose piu’ attenta e improntata a scoprire quello che il mercato ha da offrire di nuovo. Mai mi e’ capitato in tutto questo tempo di ascoltare o vedere un’intervista da un qualsiasi blogger italiano o da una webzine italiana. Per un paese cosi’ malato di tecnologia e’ quantomeno singolare. Come mai questa totale mancanza di attenzione? Questo aspetto e’ diventato particolarmente evidente da quando e’ salito agli onori della cronaca i’m Watch con i suoi piccoli orologi mossi da Android. L’azienda che li sta per produrre e immettere sul mercato e’ l’italianissima Blue Sky (guidata da due intraprendenti imprenditori del nord est) ma l’attenzione in Italia dedicata a questa azienda e’ stata davvero trascurabile! Basta compiere una ricerca sul web per rendersi conto di quanta aspettativa si sia creata oltre confine, soprattutto nei paesi anglosassoni.
Mi ha stupito non aver visto fino ad adesso nessun approfondimento e la totale mancanza di curiosita’ nei confronti di questo fenomeno, da parte anche dei grandi siti di informazione tecnologica, se non la continua riproposizione dei video promozionali prodotti dallo staff di i’m Watch. D’altronde tutti sanno che l’attenzione in Italia e’ molto piu’ alta se si pubblica gossip o si parla di Facebook. Mi spiace ammetterlo, ma tecnologicamente parlando noi stiamo al palo, perche’ i concetti di avanzamento tecnologico e di innovazione sono appannaggio di aziende che davvero hanno poco da innovare e da proporre. Non avete mai fatto caso, per esempio, che in italia i cellulari vengono venduti a un prezzo maggiore che in altri paesi?
Esiste poi un altro aspetto di questo mondo che, elemento anche questo tutto italico, mi e’ stato fatto notare dal mio amico David Jannotti di orologicellulari.it
Cioe’ che il mercato “tradizionale”, cioe’ quello dei negozi e della distribuzione sul territorio in genere, e’ in mano (e poteva essere altrimenti?) ad alcune lobby di grandi distributori che impediscono l’affermarsi di nuovi fenomeni commerciali.
La semplice legge che viene applicata e’: basta non esporre, non pubblicizzare, non promuovere un prodotto, questo non avra’ nessun successo commerciale. E’ semplice. E il pubblico rimane totalmente allo scuro e, a meno che non si informi su Internet, non verra’ mai nemmeno a conoscenza dell’esistenza di determinati prodotti.
Il concetto, a mio modo di vedere, e’ che deve essere il mercato a stabilire o meno il successo di un prodotto e non chi manovra il mercato stesso!
E’ un concetto che in Italia, purtroppo, viene ignorato sempre piu’ spesso. Noi dovremmo chiederci a chi conviene. Vi assicuro, non conviene al 99% di noi…..

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SmartWatch e WatchPhone, la filosofia all’estero e in Italia ultima modifica: 2011-12-03T11:17:55+00:00 da Stefano Ratto

3 Responses to SmartWatch e WatchPhone, la filosofia all’estero e in Italia

  1. Gianni scrive:

    La questione degli orologi cellulare secondo me è abbastanza particolare e strana.
    In principio secondo me sono MOLTO acerbi ancora, a partire dal livello estetico. Molti prodotti che vediamo in giro non hanno neanche il marchio CE, e quelli “ufficiali” potrebbero avere canali difficili di reperimento, dialogo, fornitori, assistenza, prezzi ecc ecc. Del resto un rivenditore, appunto, compra per primo lui per poi vendere il prodotto a sua volta, quindi la cosa non è così immediata come potrebbe sembrare.
    Non sono d’accordo sulla questione espositiva data per vincente, dato che un prodotto diventa di massa o conosciuto solo e soltanto quando si pubblicizza in tv o nei mass media in generale, con forti investimenti pubblicitari: se io faccio la cacca e la metto su uno scaffale, non se la fila nessuno. Se di questa cacca faccio un bel packing e la sbatto in tv, tutti la vorranno.

    Vorrei aggiungere che, se è vero (vedi le ultime notizie di Report su raitre) che i cellulari POTREBBERO far male e quindi si consiglia di usare l’auricolare, oppure i produttori consigliano di parlare tenendo lontano l’apparecchio dalla testa, non so cosa pensare di un watch phone che mi sta attaccato alla pelle 24/24h.

    Tralasciando i commenti sulla salute, che potrebbero essere aria fritta, probabilmente questi terminali sono un po’ come il Newton di Apple: forse troppo grande, forse troppo scomodo, forse troppo costoso, forse con poca autonomia.. Ma forse non era il momento adatto. :)

  2. Singsong scrive:

    Concordo. fino a quando non si vedra’ la nascita di un vero prodotto “di massa”, cioe’ che possa raggiungere grandi masse di persone e non essere conosciuto solo in una nicchia, non si avra’ una diffusione vera e quello di cui parliamo rimarra’ confinato in una nebulosa di balzana oggettistica e (pochissimi) prodotti ben fatti o parzialmente azzeccati.
    Gli unici due produttori che si sono cimentati su questa strada sono Lg e Samsung con due prodotti praticamente mai visti da nessuno e costosissimi. Eppure, nonostante la loro quasi nulla diffusione commerciale, sono sempre i piu’ ricercati (le keywords delle ricerche su decine di migliaia di visite non mentono). Perche’? Perche’ sono stati fatti da due marchi blasonati e conosciuti in tutto il mondo.
    I tempi forse non sono maturi perche’ ancora non si riesce ad avere quello che si vorrebbe in termini di spessore (soprattutto) e di facilita’ e immediatezza d’uso, ma secondo me non manca molto alla nascita di qualcosa che possa segnare una svolta.
    Vedremo…

  3. […] di fare breccia nel cuore dei consumatori europei (ma piu’ italiani, ne parlavamo poco tempo fa) e che questo prodotto necessariamente e’ destinato a dover cambiare, pena l’estinzione […]

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