E’ l’ora degli smartwatch

Questo è il post numero 399 scritto qui su TheLongRun.it.
E’ un traguardo che, lo dico sinceramente, non mi sarei mai aspettato di raggiungere. Quando si inizia a battere una nuova strada, in internet in quanto specchio della vita “reale”, difficilmente si sa a priori quanto questa strada saprà essere lunga o quante energie nel corso del tempo potremmo perdere correndo dietro ad un obiettivo. Vicino, distante, in movimento. Non importa, anche quando un obiettivo in realtà non esiste o non ce lo figuriamo nemmeno.
E’ un pò anche il mio caso e quello di questo blog, che nasce per passione ed è cresciuto nel corso del tempo, a fasi alterne, sempre per lo stesso motivo.
Ma chi come me si diletta nel creare il proprio alter ego nella rete e si ritiene fruitore “attivo” di internet, oltre alla passione sa che ci vuole tempo, impegno, perseveranza. E per cui, quando si sale un gradino della scala, è sempre motivo di (piccolo) orgoglio.
Bene, detto questo, se non vi siete già addormentati, il senso del post era quello di celebrare non tanto il blog tanto quel piccolo schieramento di ogettini che hanno la bella pretesa di andare ad ornare i nostri polsi e non solo per la bellezza, ma anche per i contenuti tecnologici: gli smartwatch, gli orologi “intelligenti”.


Nel corso dei decenni spesso hanno fatto la loro comparsa, avvistati dentro nicchie ristrettissime di mercato o in qualche grande magazzino giapponese (quando quel paese era il riferimento mondiale della tecnologia). Non hanno mai fatto breccia nel cuore di nessuno che non fosse fortemente appassionato (oggi diremmo geek “fino allo spasmo”) e sono sempre rimasti relegati in piccoli spazi.
Ricordiamo i tanti Casio, Fossil, Timex Datalink, ce ne sono stati molti e alcuni introvabili, quasi prodotti da artigianato.
La tecnologia era ancora distante dal poter essere miniaturizzata così tanto e in maniera sufficiente per entrare in un orologio senza farci sembrare Robocop, le funzionalità non andavano oltre quelle di stivare un pò di numeri telefonici o qualche appuntamento in agende o in calendari striminziti e illeggibili. Roba da amatori (io ho ancora qualche rappresentante di questa lontana razza, logicamente :-) ).

Poi, con il tempo, hanno cominciato a fare la prima timida comparsa gli watchphone, con modulo telefonico, possibilità di ospitare sim card tradizionali, sistemi operativi più complessi ma ancora chiusi e con tantissimi problemi. Penso soprattutto alla produzione cinese (che ha regnato incontrastata in questo ambito particolare), ormai quasi totalmente ferma e uguale a se stessa. Il successo e la diffusione di questi oggetti (dei quali dal blog mi sono occupato a lungo) è rimasto a beneficio anche qui dei pochi, disposti a indossare i watchphone e di esplorare nuove modalità di utilizzo del mezzo telefonico :-)

Diciamo che nella vita di tutti i giorni difficilmente qualcuno avrebbe potuto davvero utilizzare un watchphone, per la mancanza di praticità e per alcuni gravi problemi mai risolti nell’ambito del sistema operativo utilizzato in questi particolari orologi. Insomma, tante parole ma passi avanti pochi, risicatissime fette di mercato guadagnate. Solo due esempi li possiamo ricordare come esercizi di stile di Lg e Samsung con due prodotti che, colpa il costo elevatissimo, non sono mai saliti agli onori della cronaca, il GD910 e S9110.

Poi abbiamo visto la luce, e il vento sembra cambiare direzione. Si, perchè qualcuno ha avuto la geniale idea di spogliare questi orologi di tutte le parti inutili (modulo telefonico compreso) e di legarli all’onnipresente smartphone o addirittura al tablet. Nascono gli smartwatch, gli orologi intelligenti, che interpretando a meraviglia il loro ruolo e con la capacità di farlo grazie a sistemi molto flessibili e adattabili (come Linux e Android), trovano la dimensione giusta tra funzionalità, dimensioni, peso, vestibilità e potenza.

Questi qui di seguito sono l’espressione di questo nuovo movimento che è capace ormai di attirare anche una vasta platea e molto, molto consenso.  Oltre che molti soldi e forse è per questo che sentiremo parlare sempre più spesso di smartwatch.

 

Sony SmartWatch: sta per arrivare e lo farà a livello mondiale. E’ il seguito del non fortunatissimo LiveView di SonyEricsson (per i problemi ci connettività che lo hanno sempre afflitto) e riesce a fare piazza pulita dei dubbi e delle mancanze imputate al precedente modello, guadagnando più velocità, un display migliore e tanto altro. Sarà in vendita entro la fine di Aprile e costerà 149$. Presumibilmente lo troveremo anche sugli scaffali dei nostri grandi store di elettronica.

 

 

I’m Watch: l’attesissimo smartwatch tutto italiano. Ha un pò dovuto scontare l’inesperienza a certi meccanismi ma ha riscosso da subito un successo credo insperato. Presentato nelle maggiori fiere mondiali dedicate all’elettronica ha saputo da subito attirare frotte di curiosi e appassionati riuscendoli immediatamente ad affascinarli, complice il suo aspetto molto iPhone style :-)
Il prezzo non è esattamente alla portata di tutti, possiamo farcelo mandare in cambio di 349€ tondi tondi ma ha un cuore tutto italiano e un’estetica davvero molto curata e rifinita. Anche questo mosso da Android, nella sua versione 1.6

 

 

WIMM One, l’outsider americano. Creato nei piccoli laboratori americani di WIMM Labs da un gruppetto di ingegneri, è stato ed è oggetto di approfondite prove, video review e focus su applicazioni. Alternativo alla concorrenza per essere un pò più dotato dal punto di vista dei sensori (WiFi e GPS) rapresenta una valida alternativa anche grazie ad una community molto attiva lato sviluppo e a un prezzo concorrenziale, 199$ presso lo store di Amazon.com
La sua particolare forma regolare e squadrata lo aiuta ad adattarsi anche ad altri supporti per gli usi più diversi. Anche lato software, grazie al motore di Android 2.1

 

Motorola ACTV, sport estremo. Altro grande brand oltre a Sony che si cimenta in questo ambito. Fortemente connotato per lo sport, con un ottimo sensore GPS permette di tracciare ogni tipo di attività fatta all’aperto per poi riversare il tutto in un applicativo domestico per pc che ci consente di monitorare e di estrarre tutti i dati che ci interessano (percorrenze, dislivelli, calorie). Oltre a questo è capace di intrattenerci per ore con il suo ottimo player Mp3 che è, tra le altre cose, capace di conformare la musica in base all’attività sportiva. Prezzo aggressivo, a partire da 249$.

 

Pebble e-paper, l’ultimo arrivato. Ancora in fase di progettazione (ma con modelli già marcianti) è salito all’onore delle cronache di internet perchè capace di raccogliere in soli pochi giorni più di 4 milioni di dollari per il suo sviluppo, con la tecnica del crowdfunding, la raccolta fondi dell’era moderna.
Protagonista sul sito Kickstarter.com è stato bravo fino a questo momento di raccogliere più di 30.000 sottoscrittori paganti. Sarà (presumibilmente) disponibile alla vendita effettiva nel mese di Settembre 2012, ma le aspettative sono davvero alte. Non lo sarà il prezzo, intorno ai 115$.

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E’ l’ora degli smartwatch ultima modifica: 2012-04-18T17:18:21+00:00 da Stefano Ratto

4 Responses to E’ l’ora degli smartwatch

  1. mattia scrive:

    Ti devo fare i miei complimenti! Ho scoperto da poco il tuo blog ma ogni giorno ci faccio un giretto. È grazie a te che adesso ho un wimmone al polso. Continua così :-)

  2. Mattia scrive:

    è certo! molto soddisfatto 😉

  3. Paolo scrive:

    Ciao Mattia, ho visto che hai un wimmone e che ci stai anche sviluppando sopra 😀 Com’è il dispositivo? Si fa amare? 😀
    Per il GPS ci vorrà ancora molto per lo sblocco software secondo te?

    Grazie :)

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