i’m Watch e il problema “filosofico”

Ieri sera, non senza sorpresa, ho ricevuto anche io il comunicato stampa emesso da i’m s.p.a., lo potete leggere qui.

Sorpresa dicevo, fino a un certo punto. Considerato che nella giornata di ieri un post piuttosto “feroce” e come al solito ben documentato e condivisibile nei contenuti, del conosciuto webzine DDay.it, metteva l’accento sul bisogno di elaborare un piano B per l’azienda vicentina, asserendo tra le altre cose che il volume di affari sviluppato si stava rivelando sotto le aspettative, tanto da mettere in pericolo la forza lavoro della società e la sua struttura. Per cui i’m s.p.a. ha risposto (non so quanto voluto) in tempi davvero rapidi, con un comunicato, dai contenuti piuttosto pubblicitari e propagandistici, che rimarca più volte il concetto della possessione di brevetti (tre) che fanno della società italiana la detentrice intellettuale del concetto di smartwatch.

Non si peccherebbe di onestà nel riconoscere a i’m grande parte del merito di aver rielaborato un concetto ormai vecchio  e superato (quello dell’orologio) sposandolo e legandolo all’ambito smartphone (che tutti indistintamente possediamo), donandogli perciò nuovo impulso. Quello che però nel comunicato non si menzionano sono gli elementi mancanti, le tessere non disposte su questo puzzle. Per quanto i’m Watch possa ritenersi nel suo ambito un oggetto di indubbio valore, manca di alcuni aspetti importanti e non riesce comunque a rispondere totalmente alle aspettative. Perchè?

Per rispondere a questa domanda ne dobbiamo porre prima un’altra ben più importante.

A cosa serve uno smartwatch?

Molti risponderebbero: a niente. Visione delle cose estremamente limitata, secondo me. Come tutti i devices altamente tecnologici (e concettualmente giovani) ha valore se davvero soddisfa un’esigenza. In caso contrario si riduce a mero orpello banalmente geek. Le caratteristiche, riducendo quanto più possibile, sono essenzialmente due:

  • Deve saperci informare, fornirci velocemente e in tempo reale una vista sulle nostre comunicazioni digitali e le tante notifiche che ormai giornalmente ci raggiungono (mail, social, cloud, news)
  • Deve essere indipendente e avere servizi propri, pensati per essere fruiti direttamente al polso

La differenza è la presenza o meno dello smartphone e delle sue grandi capacità, nel primo punto il supporto dell’ ormai potentissimo “telefono” è indispensabile. Esempio banale: sullo smartphone utilizzo un’applicazione come Instagram (per nominarne una tra tante), con la quale condivido i miei scatti, applico filtri, comunico con altre persone. Le notifiche che vengono generate grazie a questa mia attività mi arriveranno fino al polso, fino allo smartwatch che è in questo caso un “prolungamento” dello smartphone stesso. Questo primo banale concetto, per essere soddisfatto, contempla il fattore tempo. Cioè la notifica mi deve arrivare, ma in tempo reale, al momento che la riceve lo smartphone stesso. In caso contrario, averla al polso 15 o 30 minuti dopo la sua effettiva ricezione, non serve a niente. Questo è il primo fondamentale punto mancante nella filosofia di i’m Watch che sia appoggia a un servizio (il tethering bluetooth) concettualmente superato. Quando verrà rilasciata la fantomatica applicazione i’m Sync per gestire le notifiche push? Non se ne sa più nulla.

Il secondo punto è ugualmente importante. Visto che abbiamo al braccio un orologio perchè non sfruttarlo a dovere vista la sua posizione privilegiata? Lo sport e le attività all’aria aperta sono le prime che beneficiano di uno smartwatch, ma anche la localizzazione ai fini della navigazione pedonale è estremamente importante, oppure servizi (per esempio l’ottimo Google Local) che potrebbero fornire informazioni relative al luogo in cui ci troviamo, oppure ancora consentirci di interagire con lo smartphone solo con la voce, sfruttando gli assistenti vocali. In più banalmente deve mostrare sul suo display, in maniera continua, orari, appuntamenti, numero di notifiche, meteo. Vuol dire avere un display sempre acceso e consultabile, magari anche in piscina, sotto la pioggia o l’acqua della doccia.

Insomma, i proclama sono sempre utili ai fini pubblicitari e mediatici ma grande attenzione va data ai contenuti. Se questi sono mancanti o anche solo deficitari cominciano a nascere i problemi. Da ultimo vi riporto l’esempio della chiamata vocale tramite l’orologio. Può rappresentare un valore aggiunto importante (vedere un video dimostrativo di Martian, a questo proposito) ma c’è qualcuno che è in grado di effettuare una chiamata vocale con i’m Watch? Io non credo, la qualità è oggettivamente troppo bassa tanto da non essere utilizzabile per questo scopo (nemmeno in ambienti silenziosi).

Ultimo concetto (ma non ultimo in ordine di importanza): il prezzo. Non è pensabile che uno smartwatch costi come uno smartphone. A meno che la logica che sta alla base lo interpreti come un bene di lusso e/o esclusivo. In realtà i’m s.p.a. non ha mai nascosto questa sua aspirazione, cercando di vestire i panni della blasonata Apple in chiave italica. Mi sta anche bene, ma perchè non affiancare a i’m Watch un prodotto di fascia più bassa (e relativo costo inferiore) che possa servire da apripista e pensato per aggredire il mercato dei giovani (con pochi soldi in tasca, soprattutto adesso).

Vi lascio con un’ultima nota. Da Aprile i’m Watch verrà distribuito attraverso i grandi store di elettronica di MediaWorld e Saturn, per cui vedremo presumibilmente apparire in volantino lo smartwatch italiano. Ottima notizia per chi vorrà toccare con mano e provare al polso i’m Watch. Vedremo se la risposta del mercato saprà essere positiva o se, al contrario, sarà deludente.

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i’m Watch e il problema “filosofico” ultima modifica: 2013-03-27T13:30:44+00:00 da Stefano Ratto

4 Responses to i’m Watch e il problema “filosofico”

  1. Nerio Zulberti scrive:

    Concordo su quanto scritto, ho avuto modo di vedere il totem di I’m watch in un centro mediaworld,era posizionato in un’angolo vicino alle custodie dei cellulari ,be’ ti assicuro che l’unico ad essersi avvicinato ero io,per il resto tutti erano concentrati su smartphone e accessori vari,davvero deludente ,lo sbaglio e’ di non aver messo una persona, come vediamo spesso nei vari stores, a fermare i potenziali clienti e a descrivere le potenzialita’,se mai ve ne fossero,dell’oggetto ,personalmente ritengo questa iniziativa inutile e spero ,per i’m watch, che i numeri mi diano torto ma nutro seri dubbi

    • smartwatch_ita scrive:

      Nerio, io però mi ammagino l’imbarazzo di questa persona nel dover dimostrare la chiamata voce dall’orologio. Improponibile, ti assicuro. Mi chiedo che valutazioni abbiano fatto a livello di marketing per proporre nei loro negozi i’m Watch! Credo anche a livello di garanzia ci siano gli estremi per restituirlo perchè non perfettamente funzionante….

  2. […] a scenari completamente diversi e rivoluzionari. Se il termine di paragone è un terminale come i’m Watch (che punta quasi esclusivamente sul fattore WOW) i conti sono presto fatti. Perciò, al momento, […]

  3. psykhe scrive:

    Io li ho contatti varie volte perche volevo acquistare una grossa quantità, mi hanno chiesto sempre di “richiamare”, ci siamo scambiati delle mail ma nulla da fare… non sono stati in grando di rispondere in modo professionale. Mi hanno proposto il prodotto ad un prezzo più alto del prezzo utente finale, la mia intenzione essendo quello di distribuirla in alcuni paesi dove difficilmente ci sarebbero arrivato (in Africa per essempio).

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