Smartwatch Story [parte prima: ieri]

smartwatch story

In principio fu il caos. Ma come spesso accade, almeno nell’ambito della tecnologia, le nebulose generate dalle idee portano alla nascita di corpi celesti di più densa sostanza. Per quanto ci possano apparire come oggetti proiettati nel futuro, gli orologi intelligenti dei quali parleremo hanno già dietro alle spalle qualche decennio di travagliato sviluppo, ripetute partenze e lunghi stop. Nati quando il personal computer poteva vantare appena 64 Kb di memoria (anche i profani non faranno fatica a comprendere quanto pochi siano), potevano proporre ai loro primi, timidi utilizzatori solo poche funzionalità, spesso inutili. La loro stessa concezione era quanto mai lontana da quella che sarebbe diventata ai giorni nostri, sia in termini concettuali sia di utilizzo, ponendosi esclusivamente come ingombranti e poco pratici assistenti personali con la possibilità di archiviare piccoli volumi di dati e poco altro. Ma andiamo con ordine.

 Smartwatch, dalle origini ai giorni nostri

IERI

 

Il primo segnale fu dato dalla giapponese Seiko, il marchio che possiamo definire il pioniere di questo particolare settore della tecnologia. Nell’ormai lontano 1972 lanciò sul mercato, dando origine a una nuova categoria di prodotti, il Pulsar P1, realizzato in collaborazione con il blasonato marchio Hamilton. Il Pulsar fu il primo orologio da polso ad adottare un display con tecnologia LED che, anche solo nella grafica, regalava un assaggio di quello che sarebbe stato il futuro. Da lì a poco, ma per molti anni a venire, tutti gli orologi “moderni” si sarebbero avvalsi di questa tecnologia.

 

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1972: Seiko Pulsar P1

Il vero inizio della storia dello smartwatch si può però verosimilmente datare nel 1982, con un suo diretto successore del P1, il Pulsar NL C01. Poco si sa di questo primo timido tentativo se non che era in grado stivare al suo interno pochissimi dati, sufficienti però per poterlo ascrivere di diritto alla categoria dei MemoryBank. Quando anche gli elaboratori di grandi dimensioni avevano memoria e potenza paragonabile a un qualsiasi smartphone di fascia bassa dei giorni nostri, un orologio al quale poter affidare brevi memorie o qualche numero di telefono aveva comunque un che di miracoloso.

 

Dopo qualche altro anno, trascorso per permettere alla tecnologia di svilupparsi e miniaturizzarsi, la Seiko proponeva con i suoi modelli UC-2000 e UC-3000/UC-3100 (ma anche in modelli successivi, la produzione si fece assai diversificata) un’interessante variazione sul tema dell’interfaccia, adottando una tastiera esterna per inputare i dati all’interno della memoria dell’orologio sfruttando un principio di elettro-magnetismo a impulsi. E’ sostanzialmente la prima tecnologia wireless ad essere adottata per un uso di questo genere.

 

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1984: Pulsar NL C01

Il sistema di inserimento dei dati non è stato l’unico elemento progressivamente sottoposto a sviluppo. I display hanno utilizzato infatti diverse tecnologie, alcune più fortunate e con rendimenti migliori di altre. La più comune nei primi anni era la matrice di punti a LED, piuttosto onerosa in termini di consumo, ma che sarebbe stata presto soppiantata dai più performanti ed economici LCD (i cosiddetti “cristalli liquidi”), destinati per un trentennio ad essere gli incontrastati dominatori nel settore dei piccoli schermi.

 

Superiamo così i primi anni ’80, durante i quali fu impressa un’accelerazione notevole allo sviluppo della microtecnologia. In questi anni fece il suo debutto anche Casio, un’altra grande azienda giapponese che a lungo è stata a pieno merito leader di questo settore tecnologico dimostrandosi capace, insieme e più di Seiko, di alzare l’asticella dell’innovazione oltre l’immaginabile. La sua serie DataBank ha rivoluzionato l’approccio e la concezione dello smartwatch, integrando soluzioni impensate (e in buona misura impensabili) come le microscopiche tastiere, i sistemi di trasmissione dei dati a infrarossi e la microcamera per riprendere immagini, oltre ad altre significative innovazioni.

 

Ma per quanto la tecnologia fosse capace di grandi passi avanti, aumentando progressivamente la capacità di storage dei dati e la velocità di elaborazione con processori a mano a mano più potenti, la funzione degli orologi sembrò per anni destinata a rimanere fine a se stessa. Una significativa svolta si ebbe solo con l’inizio del nuovo millennio, quando alcuni grandi nomi, tra i quali Microsoft e IBM, tentarono con alterne fortune di cimentarsi in questo difficile ambito. Bill Gates, il fondatore della grande azienda americana con sede a Redmond, si espose in prima persona per presentare nel 2004 il suo MSN Watch, un dispositivo da polso che aveva il compito di “alimentare” in modo dinamico un flusso di informazioni utili all’utente. Sfruttando una tecnologia piuttosto vetusta (la trasmissione in onde medie utilizzata ancora oggi per le trasmissioni radio FM) consentiva di aggiornare sul display dell’orologio informazioni sul meteo piuttosto che sull’andamento di borsa, e (addirittura) di recapitare all’utilizzatore messaggi privati (senza alcuna possibilità di risposta, il sistema era unidirezionale). Per quanto poco diffuso e destinato a soccombere con l’avvento di Internet, il sistema ideato per MSN Watch segnò la nascita di un’idea che dieci anni dopo avrebbe trovato la sua decisiva applicazione e diffusione.

 

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Abacus con MSN Direct

Come spesso accade, la tecnologia può prendere però direzioni inaspettate. Qualcosa di nuovo stava per invadere il mercato mobile e i tempi erano ormai maturi per quella che si sarebbe poi dimostrata come la vera svolta nel settore. Presto nulla sarebbe stato più come prima.

Smartwatch Story, seconda parte

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Smartwatch Story [parte prima: ieri] ultima modifica: 2014-05-29T08:49:55+00:00 da Stefano Ratto

6 Responses to Smartwatch Story [parte prima: ieri]

  1. alecns scrive:

    Complimenti, bella idea quella della storia dello smartwatch, e interessantissima. Io stesso a casa ho qualche “cimelio” degno di questa storia :)
    Grazie per questo servizio.

  2. LucaS888 scrive:

    Concordo, veramente una gradevole lettura.

  3. […]  Leggi anche: Smartwatch Story: Parte prima […]

  4. […] anche “Smartwatch Story” prima e seconda […]

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