Lo smartwatch HTC si farà, ma non adesso.

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HTC ha dichiarato poco tempo fa che non avrebbe prodotto alcun smartwatch, stoppando di fatto i tanti rumors circolanti in rete. In realtà è trapelata poi la notizia che la casa di Taiwan avrebbe si prodotto un modello di smartwatch ma solo all’inizio del 2015. Quale sia poi il motivo di questo ritardo, non è dato di saperlo.

In realtà, volendo specularci un pò sopra, ci sarebbero alcune considerazioni da fare. Questi ultimi mesi sono stati piuttosto frenetici dal punto di vista delle nuove uscite sul mercato smartwatch, ne parliamo tutti i giorni. I nuovi modelli e soprattutto la discesa in campo di Google e ieri il debutto di Apple Watch hanno scosso e movimentato un mercato che faticava effettivamente a trovare una direzione. Ma non è da dare per scontato che la direzione assunta sia quella corretta.

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Un concept di un possibile smartwatch di HTC

Prendo spunto da un interessante editoriale apparso sulle pagine di Androidword.it a firma di Nicola Ligas, del quale condivido gran parte dei ragionamenti. Soprattutto il concetto che Android Wear sia nato prematuro o comunque decisamente acerbo, anche dal punto di vista dell’hardware che lo ospita. Si sta assistendo infatti a un appiattimento abbastanza significativo dei modelli, complice anche la parziale delusione di Moto360 causa un’autonomia troppo ridotta e la lentezza generale del sistema.

I produttori hanno saputo innovare poco, hanno preso tecnologie già affermate, utilizzate sugli smartphone, e le hanno adattate (neanche troppo bene) a oggetti, gli smartwatch, che hanno tutt’altra natura e finalità d’uso. Per conto mio è stato un errore madornale. Tutto questo può essere stato causato in parte dalla fretta di interpretare (e creare) un mercato che appunto si andava definendo. Prova ne è il fatto che uno dei protagonisti di questo mercato, già da due anni in commercio, ha un sistema proprietario e caratteristiche totalmente diverse rispetto a quasi tutti i modelli usciti in questi mesi. Logicamente parlo di Pebble, che nel frattempo è stato venduto in quasi 500.000 unità che per un’azienda di quelle dimensioni è un numero piuttosto stratosferico.

Cosa c’entra in tutto questo HTC? C’entra, perché in qualche modo potrebbe aver capito che la strada disegnata da altri non è necessariamente quella giusta e che forse è possibile battere altri percorsi. E potrebbe benissimo avere la pretesa di creare un dispositivo diverso, sia concettualmente , sia a livello hardware. La qual cosa che si tradurrebbe in un cambiamento radicale dei canoni adottati da Google e dagli altri produttori che hanno finito per snaturare totalmente la filosofia degli orologi smart. Per inciso questi dovrebbero limitarsi a soddisfare alcuni semplici punti:

  • Pesare poco
  • Consumare poco, per cui durare tanto
  • Rimanere sempre con display acceso e visibile
  • Non temere acqua, in ogni sua forma
  • Essere flessibile e aperto allo sviluppo

Fate mente locale. Quali dispositivi possono dire di accontentare i punti di questa semplice lista? HTC potrebbe aver compreso che l’ennesimo dispositivo uguale agli altri forse (dico forse) avrebbe rappresentato un fallimento. Aspettiamo dunque le mosse di HTC confidando nel fatto che l’attesa potrebbe tradursi in qualcosa di significativo, staremo a vedere.

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Lo smartwatch HTC si farà, ma non adesso. ultima modifica: 2014-09-12T15:59:24+00:00 da Stefano Ratto

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