i’m Watch, finisce l’avventura dello smartwatch italiano

i'm Watch

Lo dico sinceramente, mi è dispiaciuto non poco leggere (con colpevole ritardo) il comunicato stampa che annuncia la fine dell’avventura nel mondo wearable del primo smartwatch italiano, uno dei primi al mondo. i’m Watch è uscito definitivamente di produzione il giorno 1 Ottobre.

Ricordo l’avventura per poterne avere uno, che ho anche recensito sul blog, e i gravi ritardi accumulati soprattutto inerenti a una scarsa evoluzione di un prodotto estremamente bello, ma poco funzionale. i’m Watch ha suscitato molto clamore quando ancora di smartwatch si parlava pochissimo. L’unico esempio paragonabile (uscito solo qualche mese prima) era Wimm One che risultò quasi un esercizio di stile. Invece i’m Watch nasceva come prodotto compiuto e sarebbe stato destinato anche a un successo notevole se avesse avuto un’evoluzione dei suoi contenuti tecnologici degna di questo nome.

i'm watch

I due soci fondatori di i’m s.p.a., Massimiliano Bertolini e Manuel Zanella, ci avevano visto giusto e credo che il loro dispiacere sia stato davvero grande nel maturare la decisione della chiusura. Io ne parlai un’ultima volta poco più di un anno fa quando i’m Watch cercava di accedere al lussuoso mercato degli Emirati Arabi tentando improbabili accordi commerciali, forse avrebbero dovuto ascoltare qualche mio consiglio dato in quell’occasione e anche mesi prima. Tanti soldi investiti da Ennio Doris, tanto marketing e pubblicità, le cose fatte molto all’italiana maniera. C’è un passaggio nel comunicato stampa che rende l’idea:

l’azienda ha preso questa decisione per via dell’accesa
concorrenza che si è creata sul mercato degli smartwatch con la presenza di grandi aziende
multinazionali che possono contare su una straordinaria potenza finanziaria e tecnologica. Uno
scenario competitivo che di fatto ha confermato una volta di più come il “first mover” di un
settore difficilmente riesca poi a conquistare il mercato di riferimento

Purtroppo non si tratta solo di questo, lo sappiamo bene. Le logiche del mercato si sono evolute, sono cambiate. Non bastano i fiumi di denaro (e i’m s.p.a. ne ha avuto a disposizione molto) ma serve la capacità di innovare, serve l’inventiva e saper ascoltare, anche i propri clienti. Il coinvolgimento a livello social per esempio è sempre stato scarsissimo, poche le comunicazioni e la condivisione, elementi che avrebbero aiutato a correggere una linea guida deficitaria e a volte marcatamente sbagliata. Poi ci si sono messi gli oggettivi problemi hardware e software di un prodotto che era tanto bello quanto inutilizzabile. Come asseriscono loro, il first mover ha l’indubbio merito di aver acceso la scintilla ma deve avere la capacità anche di stare dietro al gioco, se non addirittura di imporlo. Pebble insegna a tutti, ma ci sono altre realtà che sono risultate vincenti, pur essendo piccole. Più di un anno fa scrivevo, rivolgendomi ai dirigenti di i’m s.p.a.

Umilmente do un piccolo consiglio ai vertici di i’m: pensate al seguito dii’mWatch, progettando un terminale piu’ semplice ma completo e utile. Usate materiali meno nobili per contenere i costi, dotatelo di un display a basso consumo e rendetelo waterproof. Sviluppate una app completa per controllarlo e regalategli il real time e le notifiche push. Vendetelo alla meta’ del prezzo. Avete il know-how, un nome abbastanza riconosciuto e una struttura gia’ avviata. Mantenete l’ottimo stile estetico che vi contraddistingue e che puo’ essere un elemento vincente.

Oggi mi dispiace dover dire che avevo ragione. Peccato.

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i’m Watch, finisce l’avventura dello smartwatch italiano ultima modifica: 2014-10-03T15:00:46+00:00 da Stefano Ratto

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