Lo smartwatch è morto, viva lo smartwatch

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Sempre più spesso leggo necrologi più o meno ben argomentati sulla prossima e probabile fine del fenomeno smartwatch. Li leggo con discreta frequenza su testate, blog  e webzine del nostro paese, con meno facilità su siti esteri. Comprensibilmente noi facciamo un po’ più fatica a comprendere un qualche nuovo fenomeno tecnologico forse perché intrinsecamente siamo più tradizionalisti e sempre un po’ spaventati dai possibili cambiamenti di un mercato più ampio e al quale ormai eravamo abituati.

Ricordo, ormai diversi anni fa, quando acquistai il mio primo palmare (allora si chiamavano così), un Casio Cassiopeia. Era una vera rarità, spesso circa tre volte uno smartphone moderno e con una potenza di calcolo nemmeno paragonabile ai terminali di fascia bassa di oggi. Ricordo che, durante un viaggio aereo, chiesi all’assistente di volo se mi era permesso utilizzarlo. Mi guardò stranita e mi chiese il permesso di portarlo a vedere al comandante. Al suo ritorno mi disse “lo può utilizzare, ma mi dice a che le serve?“.

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Spesso, con quell’oggetto e prima ancora con altri simili (ricordo con nostalgia un bellissimo Philips Velo), la domanda che mi sentivo rivolgere era sempre la stessa. “Si, ma a che serve?” Le mie spiegazioni, per quanto appassionate (anche allora), servivano a poco. La maggior parte dei curiosi e di chi mi rivolgeva la fatidica domanda, appariva poi scettico, davanti a qualcosa che faticava a ritenere inutile, futile.

Tutti quegli oggetti sono stati in realtà i più lontani parenti dei moderni smartphone tutti touch che oggi possediamo, tutti noi. E’ anche per questo motivo che oggi, sentendomi rivolgere l’ormai trita e ritrita domanda, il più delle volte evito anche di dilungarmi in accalorate descrizioni dei possibili usi di uno smartwatch, dell’indiscutibile utilità di un oggetto che ha prima di tutto la delega di avvisarci ogni volta che ci arriva una notifica o che qualcuno in qualche modo ci cerca o ci comunica qualcosa. Fate un conto delle volte che poggiate gli occhi sul display del vostro smartphone, ogni giorno e per ogni singola comunicazione e saprete rispondervi da soli.

Poi logicamente il mercato si perde e si divide in mille rivoli diversi e oltre ad assecondare un domanda fa anche in modo di crearne di nuove, per cui quello che avviene è una crescita esponenziale dell’offerta. Ma la vera domanda è:

Ha ragione chi fa dell’evoluzione il suo mantra o chi voleva rimanere con il (glorioso) Nokia 3310 in tasca? Ai posteri l’ardua sentenza. 

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Lo smartwatch è morto, viva lo smartwatch ultima modifica: 2014-12-04T17:37:34+00:00 da Stefano Ratto

2 Responses to Lo smartwatch è morto, viva lo smartwatch

  1. çřįştîåñò scrive:

    Io é da quasi un anno che uso smartwatch… non ne posso più fare a meno!

    Essendo comunque un amante degli orologi classici mi capita ogni tanto di mettere al polso un orologio “tradizionale”… ma poi non faccio altro che guardare il polso ad ogni notifica del telefono… e mi scoccia così tanto tirarlo fuori dalla borsa o dalle tasche per scoprire che sono SMS o notifiche che non meritano attenzione o risposta…

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