Pebble ha problemi finanziari? Una bufala del web.

Pebble Time

Inaspettatamente qualche giorno fa è apparsa una notizia su diversi siti web internazionali che è immediatamente diventata virale. Pebble avrebbe problemi finanziari e avrebbe aperto delle linee di credito per fare fronte alle spese. Ecco perché è tutto (o quasi) falso.

Pebble è nata dal nulla, poco più di due anni fa. Adesso è un’azienda che impiega 150 persone ospitate in tre differenti sedi. L’exploit che ha dato il via a tutto è stata nel 2012 l’incredibile campagna crowdfunding su KickStarter che ha consentito di raccogliere più di 10 milioni di dollari, successo bissato dalla recentissima campagna di raccolta fondi che ha introdotto il nuovo Pebble Time, profondamente rinnovato rispetto al modello ormai denominato “Classic“. Sembrerebbero tutte rose e fiori ma evidentemente non è così. O meglio, alcuni non vorrebbero farlo credere.

E’ evidente infatti che Pebble è “diventato grande” e che deve concorrere su un mercato che si è allargato molto e che ha visto nascere molti smartwatch, diversi dei quali prodotti dai più grandi brand del pianeta. Uno tra tutti Apple. Che, per dirla tutta, pare abbia messo in campo una politica piuttosto aggressiva per promuovere il suo Watch, ne ho già parlato in passato. Ora accade che un fantomatico dipendente di Pebble, una sorta di gola profonda, abbia fatto sapere che serpeggia malumore all’interno dell’azienda per la forte politica di espansione del personale, portata avanti dal CEO Eric Migicovsky. E che sono state chieste linee di credito per 5 milioni di dollari alle banche.

Non conosco nel dettaglio le logiche finanziarie, ma so per certo che non esiste azienda al mondo che non sia esposta verso le banche che, per loro natura, sostengono finanziariamente le attività delle società per farle crescere e sviluppare. Detto questo è anche vero che un nuovo prodotto sta nascendo e Pebble come azienda ha sicuramente investito molto per arrivare alla produzione, i frutti di questo lavoro (tolti i 18 milioni raccolti con Kickstarter) si vedranno nel prossimo futuro, quando la versione Time sarà in listino nei più grandi store on line (come Amazon) che già hanno venduto con grandissimo successo il primo esemplare (che proprio su Amazon ha stabilito il suo primato di vendite).

Per quello che riguarda Apple non sostengo certo che ha sollecitato la nascita di un certo tipo di notizie ma certo è un’azienda che ha sempre dimostrato di mal sopportare la concorrenza e il fatto che Pebbe offra pieno supporto al suo iOS forse è fonte di (piccolo) fastidio. Non credete?

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Pebble ha problemi finanziari? Una bufala del web. ultima modifica: 2015-05-25T10:54:04+00:00 da Stefano Ratto

8 Responses to Pebble ha problemi finanziari? Una bufala del web.

  1. LucaS888 scrive:

    Ne dubito, mi pare più modo di agire alla samsung (non dico sia lei la causa) famosa per un marketing denigrante degli altri.

    • smartwatch_ita scrive:

      Si, volevo essere un po’ provocatorio. La cosa alla quale non credo sono i problemi finanziari. Probabilmente la rapida espansione ha pesato sui costi ma credo che Pebble Time saprà ripagarli…

      • LucaS888 scrive:

        Ritengo che i prestiti siano cose normalissime nel settore industriale.

        Figurarsi che oggi Apple pare promuoverà una campagna di bond in giappone per raccogliere….

        1600mln di $.

        E i bond non sono altro che una richiesta di prestito….

        Ripeto 1600mln… 320 volte la cifra chiesta da pebble.

        E parliamo di Apple, che probabilmente ha una liquidità spaventosa.

        • smartwatch_ita scrive:

          Infatti Luca, io la vedo come una cosa normalissima invece in rete si è montato un caso. Ma credo un po’ ad arte…

  2. Gianni Zircone scrive:

    Secondo me Pebble non ha problemi finanziari ma ha dei seri problemi con i progettisti-disegnatori. Capisco che bisogna puntare più sulla performance che sull’estetica, ma quando ero piccolo andavo dal marocchino di fiducia a compare gli orologi da 5 mila lire e ne prendevo di più belli!

    • Marco DM scrive:

      Non capisco perché con gli smartwatch bisogna avere per forza un oggetto bello, stiloso, pregiato, con materiali di qualità, scintillante e chi più ne ha più ne metta. Se questo discorso fosse vero, chi indossa l’orologio classico porterebbe solo dispositivi da gioielleria. Non è così, c’è spazio anche per i plasticoni, per gli Swatch da 39 euro, per l’orologio del marocchino di fiducia o quello di gomma di Decathlon. Non tutti si vestono per apparire, so che l’orologio non è il telefono, è più un “accessorio” quasi da abbigliamento, ma c’è anche tanta gente che si veste in maniera semplice senza dover per forza apparire. Tutto questo, nell’ottica smartwatch, si incastra a pennello. Tutto dipenderà da loro, da quanto sapranno fare marketing sul proprio dispositivo, da quanto sapranno corteggiare i fornitori di servizi terzi per indurli a sviluppare su Pebble e soprattutto da quanto saranno abili a rendere possibile la monetizzazione dell’ecosistema app. Perché per ora l’80% del software di terze parti è sviluppato da ragazzi dentro la loro cameretta, che per carità possono avere idee brillanti ma il salto di qualità non si fa da soli.

      • smartwatch_ita scrive:

        Marco hai pienamente ragione.
        Non nascondo che mi sarebbe piaciuto il nuovo Pebble leggermente più evoluto esteticamente, con meno cornici e magari un display più grande ma qui parliamo solo di gusti. In realtà chi lo derubrica a giocattolino (non è il tuo caso Gianni, ci sono interventi di ben altro tenore su vari siti e social) ha capito poco del suo spirito e della filosofia che c’è dietro. Tolto che se uno vuole maggior qualità nei materiali può attendere lo steel.
        Il tutto secondo me si è innescato con l’arrivo di Apple Watch che punta invece molto sulla qualità costruttiva e la bontà dei materiali. Personalmente preferisco la logica “semplice” che muove Pebble rispetto a quella, sicuramente più evoluta, che muove lo smartwatch di Apple…

      • LucaS888 scrive:

        Questo è un discorso giustissimo, ma per gli “watch”.
        Un orologio fondamentalmente fa 1 cosa sola, quindi è normale che l’offerta enorme verta sul design e su aspetti secondari.
        Praticamente una volta stabilito che si vuole solo vedere l’ora, o che serve anche un cronografo, o la capacità d’immersione, si può optare per costi, materiali, design in grado di accontentare chiunque.

        Per gli smartwatch questo non è possibile, o almeno non ancora.

        Se voglio uno smartwatch con tasti fisici (e io lo voglio) ad esempio devo indirizzarmi necessariamente su pebble.
        E a quel punto posso solo decidere tra costi, materiali, e design che pebble mi mette davanti.
        Ecco quindi che se 1 di questi fattori (beh soprattutto gli ultimi 2) non mi convincono la “critica” trova terreno fertile senza poter semplicemente andare alla concorrenza come si farebbe per un altro orologio.

        Termini però come giocattolone e simili vanno semplicemente ignorati, fanno parte di quel modo di commentare su internet che pensa unicamente con la denigrazione.

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