Wove Band, non chiamatela smartwatch

Wove Band

Effettivamente sarebbe riduttivo catalogare Wove Band come un semplice smartwatch. E’ indubbiamente qualche cosa di più. I creatori del progetto ci spiegano cosa stanno realizzando nei laboratori di Polyera.

Wove Band

 

A PHIL Inagaki NON piace chiamare Wove Band definendolo come uno smartwatch. Il CEO e co-fondatore della società  Polyera preferisce chiamare la sua creazione con l’appellativo di “dispositivo” o quello di “tela digitale”.

E’ davvero inusuale come oggetto e a prima vista potrebbe apparire davvero strano. Smartwatch, dopo tutto, sembra una definizione perfettamente ragionevole per un braccialetto tecnologicamente avanzato. Vero è che Wove Band fa quello che nessun altro smartwatch riesce a fare. Grazie al suo ampio display flessibile riesce a visualizzare una quantità di informazioni impensabile per un dispositivo di questo tipo, oltre che frame decorativi e immagini che aiutano a personalizzarlo e a vivere un’esperienza utente davvero unica.

Proprio così, Wove Band si piega, eccome! Non lungo una rigida curva come abbiamo visto in alcuni smartphone, monitor e TV, ma un modo veramente dinamico. Lo vedete anche dalle immagini di questo primo hands-on di Wired, il bracciale ha una flessibilità sconosciuta a qualsiasi altro dispositivo. Questo grazie al corpo molto sottile e sinuoso per quasi tutta la sua lunghezza, l’elettronica principale è infatti alloggiata nella parte iniziale e occupa una porzione piuttosto piccola del band.

Inagaki dice di aver concepito il dispositivo due anni e mezzo fa, ma Polyera ha sviluppato i transistor flessibili e il pannello per la visualizzazione nell’ultimo decennio, per cui non si stanno inventando niente e non stanno improvvisando niente. E il risultato è innegabilmente impressionante. Un dispositivo con un grande touch screen flessibile che si può piegare e flettere ripetutamente, senza danneggiare il display.

Questa settimana Polyera ha annunciato che il lancio sul mercato di Wove Band è previsto per metà del 2016.

 

“Mi aspetto che noi saremo la prima azienda al mondo ad aver realmente risolto tutte le sfide necessarie per mettere sul mercato un prodotto di questo tipo, che permette una visualizzazione dinamico e flessibile”, dice Inagaki.

Quando la band sarà in vendita (prezzo sconosciuto, anche se Inagaki dice che costerà “meno del meno costoso  Apple Watch”), sarà presentano con molte delle dotazioni che ci aspetteremmo da un classico smartwatch, tra cui CPU da 1 GHz, connettività Bluetooth, 4 GB di memoria, un sensore di movimento 9 assi e feedback tattile. Ma il touchscreen del dispositivo, che avvolge completamente il polso di chi lo indossa, è chiaramente la sua caratteristica più importante, e lo distingue da ogni altro orologio smart che si trova sul mercato oggi.

Wove Band

 

Mentre la maggior parte degli smartwatches di oggi sono stati progettati per assomigliare ad un orologio da polso, la Wove Band, dice Inagaki, è stata progettata da zero per rispondere a domande completamente differenti.

Decisamente, non chiamatelo (solo) smartwatch!

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Wove Band, non chiamatela smartwatch ultima modifica: 2015-10-06T15:56:12+00:00 da Stefano Ratto

3 Responses to Wove Band, non chiamatela smartwatch

  1. Daniele scrive:

    Con uno schermo così ampio, quanto durerà la batteria?

  2. Daniele scrive:

    Con uno schermo così ampio, quanto durerà la batteria?

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