Pebble Time

Finisce la favola di Pebble, FitBit pronta ad acquisire la società (per pochi spiccioli)

Quella che si delinea all’orizzonte è una fine poco meno che ingloriosa per Pebble, il piccolo e innovativo smartwatch americano. Giusto per ricordare cosa avviene alla porcellana quando è circondata dall’acciaio. Semplicemente va in pezzi.

Conosco e seguo Pebble da prima ancora che assumesse questo nome e quando nell’ormai lontano 2012 mise a segno la più grande campagna crowdfunding della storia di KickStarter sembrava davvero destinato a un futuro più che luminoso. Sicuramente anche nella testa di Eric Migicovsky, il suo creatore e CEO, il percorso da immaginare non sarebbe stato quello che nelle ultime ore si sta purtroppo rivelando un’orrenda realtà.

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La prima versione di Pebble nata nel 2012

Orrenda sicuramente per lui e la sua azienda che era arrivata ad impiegare centinaia di dipendenti e ad aprire diverse sedi negli Stati Uniti, forse il proverbiale passo più lungo della gamba. Il buon Eric, grande ingegnere e inventore di tecnologie, si è infatti scontrato malamente con le severe leggi del mercato e della finanza e già le prime avvisagli si sono avute mesi fa quando si è trovato a licenziare il 25% della sua forza lavoro per fare fronte ai debiti accumulati.

Il CEO di Pebble, Eric Migicovsky
Il CEO di Pebble, Eric Migicovsky

Insomma, non sono bastate tre campagne crowdfunding di incredibile successo che hanno permesso a Pebble di raccoglierre circa 40 milioni di $ ne dati di vendita importanti (nel 2015 ha venduto più di un milione di pezzi), per rimanere a galla. Non è bastato avere il miglior smartwatch in circolazione che ha precorso i tempi (è uscito più di due anni prima rispetto ad Apple Watch) ne aver creato una community vastissima che ha prodotto in questi anni migliaia di applicazioni. La resa dei conti è arrivata comunque.

Pebble Time
La seconda versione, Pebble Time

Dopo aver rifiutato da Citizen nell’estate del 2015 un offerta venti volte maggiore di quella avuta da FitBit nei giorni scorsi, il nostro Eric si è dovuto davvero accontentare delle briciole, che ammontano a 34/40 milioni di $. Questo denaro gli servirà appena per coprire i debiti, pagare i fornitori e poco altro, considerato anche che si ritrovava in mezzo al guado di un cambio di linea di prodotto e che era riuscito a consegnare i primi esemplari di Pebble 2. Gli altri modelli, cioè il Time 2 e il modulo Pebble Core, difficilmente vedranno la luce e adesso si delineano anche incognite per quello che riguarda il rimborso ai finanziatori (che io personalmente mi sono affrettato a richiedere).

L'atteso Pebble Time 2
L’atteso Pebble Time 2

Insomma, un brutto finale per Pebble che sinceramente mai mi sarei immaginato. FitBit da parte sua, forte della sua posizione di predominanza nel mercato degli indossabili, fa fuori un rivale fastidioso e acquisisce l’intero know how  dell’azienda. Il marchio Pebble con tutta la probabilità finirà alle ortiche ma è pensabile immaginare un’uscita di un prodotto FitBit con tante delle caratteristiche che abbiamo amato sul piccolo smartwatch dell’azienda californiana.

Peccato, davvero un peccato.

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