snapdragon 3100 wear

Snapdragon Wear 3100 basterà a ridare smalto a WearOS?

Snapdragon Wear 3100 è il futuro degli indossabili, almeno di quelli animati dal rinato WearOS di Google. Il problema rimane l’autonomia anche se molti passi in avanti sono stati fatti.

Tutto nuovo sotto il cielo di WearOS. Il sistema operativo derivato da Android ha avuto, fin dalla sua origine, enormi difficoltà a ritagliarsi fette di mercato e soprattutto a tenere il passo di Apple Watch. Il vecchio Android Wear mostrava tanti limiti ma quello più evidente era legato all’autonomia, sempre troppo breve per essere accettabile.

Logicamente i demeriti e le colpe non sono tutte del sistema – e delle sue conclamate criticità – ma ha concorso alle pessime prestazioni in termini di autonomia  anche la componente hardware. Qualcomm ha sempre fornito i SoC alla piattaforma di Android Wear. Inizialmente con un rimaneggiato Snapdragon 400 – derivato direttamente da quelli montati a bordo degli smartphone – che è sempre apparso più come un ripiego.

snapdragon 3100 wear

Poi ha fatto la sua comparsa il nuovo Snapdragon Wear 2100 che finalmente introduceva logiche più da wearable e meno da telefono anche se il salto di qualità, in termini di consumo della batteria, non si è avverato.

Arriviamo a oggi e vediamo finalmente il debutto di un system on chip veramente dedicato al mondo degli indossabili e legato alle logiche del nuovo WearOS. Si è partiti da quanto di buono realizzato fino ad adesso, per cui modem e sensoristica e altri elementi di sistema. Ma, finalmente, si è pensato a qualcosa di più.

Nell’architettura di questo Snapdragon 3100 è stato integrato un mini chip, a potenza “ultra bassa”, che alza di molto l’asticella. Sostanzialmente è il  co-processore che prenderà in carico l’attività dello smartwatch quando questo apparirà scarico in termini di elaborazione, praticamente nelle situazioni di stand-by. Per cui il segreto, o la carta vincente, sarà quello di suddividere il carico di lavoro in base alla richiesta di risorse del sistema.

Va da se che questo  co-processore integrato – chiamato QCC1110 – richiede molta energia in meno per le sue elaborazioni preservando la batteria da drenaggi selvaggi e incontrollati e aiutandoci a spingere l’autonomia del nostro orologio smart a livelli impensabili. Permetterà, tra le altre cose, di avere quadranti in ambiento mode (cioè always on) più dinamici e luminosi e con funzionalità attive più avanzate.

Snapdragon Wear 3100, quanta autonomia saprà regalare?

Il guadagno in termini di autonomia? Bloccato in modalità ambient (senza interazioni con WearOS) l’orologio consumerà il 20% circa della batteria in una settimana, arrivando perciò al mese circa di funzionamento continuo.

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Nell’uso ordinario le cose sono più complesse anche perché il SoC 3100 potrà attivare separatamente i componenti aiutandoci ad ottimizzare l’utilizzo dell’orologio. In linea di massima è possibile fare una stima di questo tipo: immaginando una corsa all’aria aperta, o un giro in bici, potremo attivare solo il GPS e avere visibilità sul percorso da fare e a parità di utilizzo passeremo dalle 3 ore stimate di adesso a oltre 15 (con questo assetto).

Davvero non male eh!